Il calcio è lo sport più praticato ed amato sul pianeta terra anche perchè, in oltre un secolo e mezzo di vita, ha regalato storie e personaggi che hanno saputo avvincere l’immaginario collettivo.
Questa volta facciamo un salto negli anni immediatamente successivi alla fine del secondo conflitto mondiale, quando il Muro di Berlino non era stato ancora edificato e qualcuno, anche ad est, sognava ancora la libertà, l’eguaglianza e la gloria sportiva.
Fu un anno ricco di eventi quel 1956: dalla tragedia della miniera di Marcinelle in Belgio, in cui perirono 237 minatori di cui 139 italiani, alla nazionalizzazione del Canale di Suez da parte del leader egiziano Nasser, mentre Anna Magnani vinceva l’Oscar con ‘La Rosa tatuata‘ e l’orgoglio della marineria italiana, l’Andrea Doria, colava a picco.
In un mondo in cui due blocchi contrapposti, quello della NATO e quello del Patto di Varsavia, si fronteggiavano in modo sempre più globale e pericoloso, il 23 ottobre in tutto il mondo le radio e le tv fecero rimbalzare la notizia dell’invasione dell’Ungheria di Imre Nagy da parte dei carri armati sovietici.
Tutti sanno come andò a finire, la rivolta popolare fu soffocata nel sangue e, con essa, si spense la speranza dei popoli dell’est europeo di poter sperare di mantenere le più elementari libertà personali.
All’interno di quella grande tragedia ce ne fu anche un’altra, più prettamente calcistica: i carri dell’Armata Rossa posero infatti fine al mito della Honved e della Grande Ungheria, o Aranycsapat (squadra d’oro).
La Honved, per intenderci, dei vari Puskas, Bozsik, Czibor, Kocsis, insomma di quella quasi irripetibile generazione di fenomeni che anticipò, di quasi un ventennio, l’idea di calcio offensivo e totale, che trovò la sua massima sublimazione con l’Olanda di Cruijff e compagnia bella.
A quei tempi quasi tutta la nazionale magiara era formata dai giocatori della Honved, (la squadra delle Forze Armate), che aveva mietuto successi e riconoscimenti un po’ ovunque.
Quando scoppiò la rivolta la Honved era in tournèe, nonostante l’invito a rientrare tornarono in pochissimi, tra i grandi il solo Boszik, gli altri si rifiutarono di farlo scegliendo l’esilio ed incorrendo addirittura in una squalifica da parte della FIFA.
A quei tempi c’era una nazione che non intratteneva rapporti diplomatici con i paesi dell’Est europeo, la Spagna del Caudillo Franco, e, non a caso, proprio lì finirono per giocare le stelle più luminose: Puskas, Kocsis e Czibor, che vi trovarono fama e fortune.
Finì dunque così la Kispest-Honved (dal sobborgo di Budapest in cui, nel 1909, Istvan Bede fondò il club), che, dopo gli iniziali travagli, approdò nel 1920 nella massima divisione finendo addirittura al secondo posto alle spalle del quasi imbattibile MTK.
L’avvento del professionismo depauperò le fila del Kispest che dovette aspettare quasi vent’anni e la fase finale della II guerra mondiale per porre le basi di una vera epopea.
L’unico successo fino ad allora era stata la Coppa nazionale conquistata nel 1928, ma nel 1944, accanto ad elementi di valore quali Hrotko, Olajkar e Kincses (poi approdati tutti in Italia), esordirono Ferenc Puskas (figlio dell’allenatore Purczeld) e Joszef Boszik.
Dopo un secondo ed un quarto posto, con Puskas in gol 50 volte in 28 partite di campionato, l’Intellighenzia comunista, intuendo che quei giocatori avrebbero potuto diventare dei miti da utilizzare per la propaganda di regime, ordinò la fusione tra il Kispest e la Honved (che era la squadra della fanteria).
Arriveranno, a stretto giro di posta, anche Grosics, Lorant, Kocsis e Czibor e, da lì a poco, la squadra diventò una vera schiacciasassi in grado di superare ogni avversario sommergendolo di gol e di vincere 5 titoli in 7 anni tra il 1949 ed il 1956, .
Grazie alle felici intuizioni del C.T, Sebes, ben presto, i successi della Honved si trasferirono anche alla nazionale che divenne una delle più temute e più forti del mondo, puntando inizialmente sul sistema.

Per mancanza di risorse economiche i magiari non poterono però partecipare ai mondiali del 1950, ma sono proprio di quegli anni i successi in serie a livello internazionali: l’Ungheria vince le Olimpiadi del 1952 e si permette poi, nel 1953, nel catino di Wembley affollato da oltre 100.000 spettatori, di umiliare i maestri inglesi rifilando loro uno storico 6-3 con tripletta del centravanti di movimento Hidegkuti, reti che divennero addirittura sette contro una l’anno dopo a Budapest nella rivincita.
Presentatasi ai mondiali in Svizzera del 1954 come grande favorita l’Ungheria riuscirà nell’impresa di farsi superare in rimonta per 3-2 dalla Germania Ovest, in quello che viene ancora definito ‘il miracolo di Berna‘, con la finale i magiari persero anche la loro imbattibilità durata 4 anni e 32 partite.

Al ritorno in patria la squadra e il Commissario tecnico saranno oggetto di umiliazioni ed ingiurie da parte dei loro supporter. Sebes venne imputato di aver fatto giocare Puskas nonostante le precarie condizioni fisiche e di aver invertito le ali spostando Czibor a destra e Toth a sinistra.
Nelle sue memorie, qualche tempo dopo, il CT affermò che la scelta di schierare Puskas era figlia di un lungo colloquio con Kocsis, in aperta difficoltà per la mancanza di una spalla che lo aiutasse a smarcarsi, mentre l’inversione delle ali era stata una scelta tecnica dovuta alle caratteristiche del terzino avversario Werner Kohlmeyer.
Si diffuse anche la falsa notizia che Mihaly Toth fosse il marito segreto della figlia di Sebes, diceria peraltro smentita all’arrivo di quest’ultimo alla dogana nazionale dove dimostrò al capo del comitato di ricevimento Zoltan Vas che la sua unica figlia aveva appena undici anni. Grosics, invece, racconterà anni dopo di pesanti intimidazioni patite dai vertici del regime: «[…] In serata arrivarono le più alte cariche politiche. Rakosi fece un discorso, il secondo posto era un buon risultato, e poi disse: “Nessuno di voi deve preoccuparsi di essere punito per questa partita” […]. Sapevo che intendeva esattamente l’opposto. Sapevo che qualcosa di brutto sarebbe accaduto. Mi ero scontrato più volte con la polizia di Stato. Sentivo di avere paura. Avevo ragione.» Poco dopo il calciatore venne arrestato con l’accusa di tradimento e spionaggio.
Nonostante il saccheggio da parte dei tifosi in piazza Baross a Budapest e le pressioni della moglie preoccupata, Sebes rifiutò le dimissioni e la squadra ricominciò da dove aveva finito, mettendo in piedi una nuova striscia di risultati utili che durò altri due anni. Nelle prime sei partite del 1956 però l’Ungheria vinse una sola volta contro il Libano e Sebes venne esonerato dalla Federazione.
Gli successe Marton Bukovi, altro allenatore conosciuto per il suo calcio offensivo nonchè suo assistente negli ultimi mesi, che infatti non stravolse il lavoro tattico del suo predecessore. Nell’ottobre dello stesso anno però, mentre la Honved si trovava all’estero per una tournèe mondiale, scoppiò la rivolta ungherese repressa nel sangue dai carri armati sovietici, e, con essa, scese la parola fine sull’Aranycsapat….
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