Ci siamo già occupati su queste pagine di due squadre che furono protagoniste nel calcio dei pionieri: Pro Vercelli e Casale, questa volta la nostra attenzione si rivolgerà alla Novese, la squadra di Novi Ligure che, attualmente, milita nel campionato interregionale di Serie D.
Nel suo palmarés però, alla pari delle summenzionate Casale e Pro Vercelli, vanta un titolo italiano conquistato nel 1922, da neopromossa e per una città non capoluogo di provincia.
Come in quasi tutte le città e paesi , ad inizio secolo, il calcio fece presa sugli studenti e sui giovani della società ‘bene’, conquistando subito proseliti ed accendendo entusiasmi che portarono ad aprire sezioni calcio nelle polisportive esistenti o a fondare nuovi sodalizi. A Novi Ligure, come altrove, si ripeté il medesimo cliché, ma, come talvolta accadde anche in altre piazze ben più importanti, da controversie e litigi nacquero delle scissioni di soci che portarono alla fondazione di nuovi sodalizi. La Novese fu uno di questi casi, venne infatti fondata, il 31 marzo 1919, su impulso di tre giovani calciatori del preesistente Novi F.B.C.: Natale Beretta, Agostino Montessoro e Armando Parodi. Il primo presidente fu il cav. Pietro Catalano, la sede storica era in un locale in corso Regina Margherita (oggi corso Romualdo Marenco). Nei mesi successivi, nelle nuove elezioni, venne eletto un nuovo presidente, Mario Ferretti.
Le prime partite ufficiali furono contro le ‘vicine’ Alessandria e Derthona F.B.C.e terminarono, entrambe, sul risultato di 1-1, in trasferta arrivò la prima sconfitta (2-0) contro l’Andrea Doria, mentre il primo successo fu conquistato, tra le mura amiche, sempre per 2-0 contro la rappresentativa del 44º Reggimento Fanteria. L’entusiasmo acceso dalla nuova squadra (200 soci in pochi mesi) fu tale che, già dall’anno successivo, veniva pubblicato un giornale dedicato, sotto la direzione dello stesso Presidente Ferretti.
Nella stagione 1920-21 partecipò al torneo regionale di Promozione Piemontese, dominandolo: trascinata da un grande giocatore, qual era Santamaria, si aggiudicò sia il girone B, che il girone finale, vincendo tutte quante le 16 partite disputate, realizzando la bellezza di 55 gol e subendone appena 4 . L’epilogo ad una stagione così esaltante non poteva che essere la vittoria del torneo, che arrivò, puntuale, il 29 maggio 1921, grazie al 3-1 inflitto alla Trinese. Grazie a questo trionfo, la Novese ottenne la promozione in Prima Categoria, la massima serie dell’epoca.
La gioia e la grande festa per la promozione ottenuta rischiarono tuttavia di essere vane per il tentativo, portato avanti dalle grandi squadre del Nord, di ridurre il numero delle partecipanti al campionato di massima serie a sole 24 compagini, con buona pace di tutte le altre, compresa la neopromossa Novese. Le 24 maggiori società italiane, aderendo alla proposta di riforma di Pozzo (il ‘Progetto Pozzo’ appunto) che proponeva la riduzione del campionato di massima serie a sole 24 società, si riunirono dunque a Milano per avallare, con la loro firma, il nuovo progetto. La neopromossa Novese, per nulla intenzionata a perdere il suo posto in massima serie, appena conquistato sul campo, si mise dunque a capo del gruppo di oppositori al ‘Progetto Pozzo’, e spinse i club esclusi a sottoscrivere il “patto di Novi” che, proponeva il mantenimento dello ‘status quo ante’, cioè un campionato, con eliminatorie regionali, a cui avrebbero partecipato 72 società.
La Novese, che avrebbe poi vinto il campionato FIGC successivo, tramite il proprio organo di informazione, ‘Il biancoceleste’, dichiarò ironicamente di non essere, comunque, del tutto contraria al progetto Pozzo ma che sarebbe stato meglio rinviare tale riforma alla stagione 1922-23, perché “…l’anno venturo vi saremo anche noi, nel novero delle migliori 24 squadre italiane!”. In questo clima conflittuale Pozzo arrivò così a presentare il suo progetto a Torino, allora sede della Federazione, la mattina di domenica 24 luglio, lo stesso giorno in cui, proprio nel capoluogo piemontese, era in programma la finalissima del campionato fra Pro Vercelli e Pisa, vinta poi dai piemontesi. Le piccole società, dal canto loro, si erano già ritrovate a Novi Ligure il giorno prima, decise a dar battaglia e, in Consiglio Federale, con 113 voti contro 65, la riforma Pozzo venne respinta..
Problema dunque risolto? Neanche per sogno! Le grandi società non accettarono la vittoria numerica delle piccole e, riunitesi fra loro, decisero di dar luogo, privatamente, ad un nuovo campionato, e, nel giro di poche settimane, le 24 migliori squadre del panorama nazionale, con l’intento, a loro dire, di innalzare il livello del gioco, abbandonarono la Federcalcio in massa.
Nel 1921 la Novese si iscrisse regolarmente al campionato di Prima Categoria (Serie A) della FIGC. All’epoca, il campionato di I Categoria era diviso in tre fasi: eliminatorie, semifinali e finali. Le eliminatorie constavano di due gruppi da tre gironi ciascuno. I vincitori dei singoli gironi partecipavano ad un successivo girone a tre per accedere alle semifinali. I vincitori di ciascuna semifinale accedevano alla finalissima, con incontro di andata e ritorno, per l’assegnazione dello scudetto.
Il campionato 1921/22 prese dunque il via, anche se era, evidentemente, un torneo anomalo: i club più forti e blasonati infatti non si erano iscritti al campionato della FIGC, ma, per effetto della scissione, avevano dato i natali ad una propria federazione, la C.C.I, che allestì un suo campionato. La Novese fu inserita nel girone piemontese, comprendente le seguenti squadre: Biellese (passata poi alla C.C.I. e sostituita dalla U.S. Torinese), Giovani Calciatori di Vercelli, F.B.C. Pastore di Torino e Valenzana. La squadra, dopo essersi aggiudicata sia il girone piemontese che il girone A di semifinale, approdò alla finale contro la Sampierdarenese. Il 7 maggio 1922 si disputò a Sampierdarena la prima finale che si concluse sul punteggio di 0-0, con l’identico punteggio si chiuse anche il match di ritorno, disputato a Novi sul campo di Piazza d’Armi, si rese quindi necessario lo spareggio che si disputò, in campo neutro, il 28 maggio, a Cremona, e fu proprio la Novese ad imporsi per 2 – 1, contro un avversario ridotto in 10 per un infortunio, conquistando lo scudetto.
Questa era la formazione schierata dai piemontesi nelle tre partite di finale: Strizel; Vercelli, Grippi; Bonato (Cevenini I), Bertucci, Toselli; Gambarotta, Neri, Santamaria, Cevenini III, Asti (Parodi).
Nell’estate del 1922 CCI e FIGC si riunificarono (grazie al ‘Compromesso Colombo’) e la Novese fu, naturalmente, ammessa direttamente alla nuova Prima Divisione Lega Nord (Serie A) a 36 squadre, senza disputare gli spareggi- salvezza previsti dal medesimo Compromesso Colombo.
Nella stagione 1922-23, tuttavia, per via della cessione dei suoi campioni (come Santamaria e i fratelli Cevenini) e della partecipazione al torneo delle grandi (che l’anno prima giocarono nel campionato CCI), la Novese non riuscì a ripetersi, sfiorando anzi addirittura la retrocessione in Seconda Divisione, si salvò infatti per un soffio arrivando all’8° posto, quintultima del suo girone in un’annata in cui, per ridurre il campionato da 36 a 24 squadre, erano state eccezionalmente previste quattro retrocessioni per girone.
L’anno successivo il miracolo non si ripeté e, dopo aver concluso il Girone B al 12° e ultimo posto, la Novese retrocesse alfine in Seconda Divisione. Nella stagione 1924-25 sfiorò l’immediato ritorno in massima serie, mancandolo per un sol punto: dopo aver vinto, infatti, il Girone A, alle Finali si classificò terza staccata solo di un punto da Parma e Udinese che alla fine vennero promosse; fu letale la sconfitta per 3-2 subita a Parma, proprio nell’ultima giornata del torneo, che permise ai ducali e ai friulani di scavalcare in classifica proprio i piemontesi, che finirono beffati sul filo di lana e privati di una promozione che sembrava alla loro portata.
Fu questo il canto del cigno per la Novese: la squadra, a causa di una crisi societaria, non riuscì nemmeno a portare a termine il torneo di Seconda Divisione 1925-1926, ritirandosi dopo quattordici giornate e venendo penalizzata dei sette punti conseguiti. Retrocessa, fu quindi sciolta, non essendo riuscita a risolvere la crisi societaria.
Qui finisce la nostra storia, la parte più bella e gloriosa, della Novese, la squadra che si fregiò del tricolore nel lontano 1922, anno passato alla storia anche per altri ben più epocali eventi….
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