Il calcio è universalmente riconosciuto come lo sport più seguito ed amato sulla Terra, il perchè è insito sia nel fatto di essere praticato ovunque e, senza preclusioni fisiche, da tutti, ma, anche, e soprattutto, per aver scritto nella sua straordinaria epopea tante pagine memorabili.
Accanto ai trionfi di squadre inarrivabili e alle giocate da cineteca di tanti campionissimi, la storia è piena anche di tante, incredibili, ‘sorprese‘ che hanno lasciato un segno indelebile nell’immaginario collettivo.
Tra le tante partite che ‘sconvolsero‘ il mondo del calcio, un ruolo di primo piano lo ricopre senz’altro un’ Inghilterra – Stati Uniti, disputatosi nel mondiale brasiliano del 1950.
Come si sa, per lungo tempo, i ‘Maestri‘ inglesi snobbarono tutte le manifestazioni internazionali, ritenendosi troppo superiori per scendere in campo contro dei banali ‘terrestri‘, cui concedevano talvolta l’onore di andarli a sfidare nelle loro tane d’Albione in incontri amichevoli (in quest’ambito nacque l’epopea dei nostri azzurri sconfitti con onore per 3-2 nel 1934, tanto da meritarsi l’appellativo di ‘Leoni di Highbury’).
Dopo la seconda guerra mondiale, però, in un mondo nuovo, anche gli Inglesi sentirono la necessità di affermare ‘Universalmente’ la loro superiorità in una manifestazione ufficiale e si presentarono così nel 1950, per la prima volta in un mondiale, in Brasile.
Sulla loro strada, in quel mondiale, il sorteggio pose, nel girone eliminatorio, gli Stati Uniti d’America, che, dopo il sorprendente e fortuito terzo posto del 1930, ritornavano ai Mondiali dopo esserne stati assenti sin dal 1934.
La fine della guerra è ancora troppo recente, tanti popoli non sono riusciti a riprendersi dai lutti e dalle devastazioni, ciò porta ad un Mondiale in forma ‘ridotta’, tra rinunce e rifiuti, mancheranno in tanti: quasi tutte le nazionali dell’Est, tra cui la dominante Ungheria, che vincerà l’oro alle Olimpiadi del 1952, l’Urss che si rifiuta di affrontare le nazioni occidentali, l’Austria e la Cecoslovacchia, tra le migliori Nazionali nelle edizioni precedenti, uscite decimate dalla guerra, che rinunciarono, come la Francia che si rifiutò di sostituire la Turchia. Argentina, Perù ed Ecuador si ritirarono per varie ragioni, mentre la Germania non partecipò perchè non ancora riammessa dalla FIFA, all’India infine non venne concesso di scendere in campo, nonostante si fosse qualificata, perchè i suoi giocatori pretendevano di giocare scalzi come durante il torneo di qualificazione…
Alla fine le partecipanti si ridussero ad appena 13!
Gli USA erano riusciti a qualificarsi a fatica, nonostante le sconfitte nei due match col Messico, rimediando un striminzito pareggio (1-1) e una netta vittoria (5-2) contro Cuba.
Molti dei giocatori scelti dal ‘selection committee’ nella rosa che si recò in Brasile erano stati tra i protagonisti delle qualificazioni, come Walter Bahr, Gino Pariani, Harry Keough, Frank Borghi, Benny McLaughlin, Frank Wallace, John Souza e Charlie Colombo, ma non tutti volarono in Brasile: Benny McLaughlin per problemi di lavoro e perchè aveva già fissato la data del matrimonio, Jack Hynes, una delle stelle della squadra, per alcuni commenti critici espressi sulle modalità di selezione seguito dalla USSF.
Gli esordienti della rosa furono invece Ed McIlvenny, Ed Souza, Joe Maca, Joe Gaetjens, Robert Annis, Geoff Coombes, Adam Wolanin, e il portiere di riserva, Gino Gardassanich di Chicago.
Comunque, eccetto tre, per cui sorsero problemi di eleggibilità , poi risolti dall’ok della FIFA, tutti i giocatori erano nati negli USA, Walter Giesler, presidente della USSFA seguì la squadra in Brasile come team manager, mentre Bill Jeffrey venne nominato allenatore.
I giocatori a stelle e strisce, trasferitisi in Brasile con un notevole anticipo, si ambientarono  con serenità e si allenarono con grande impegno e regolarità . In preparazione al mondiale disputarono un paio di amichevoli perdendo solo 1-0 contro l’All-England team (The English FA XI), ma ben 5-0 contro il Besiktas.
Si arrivò al giorno fatidico, quello del 29 giugno 1950, quando, nello Stadio Minherao di Belo Horizonte, dopo aver perso all’esordio contro la Spagna per 3-1, il calendario propose Usa-Inghilterra.
La partita è da subito nelle mani dei britannici che attaccano a pieno organico, creano occasione su occasioni, ma non passano, finchè si arriva al 37′, il momento che fa passare gli Yankees alla storia: azione di Ed McIlvenny che lancia Walter Bahr, quest’ultimo crossa verso il centro dell’area, il portiere Bert Williams salta per andare a parare, ma viene anticipato da Joe Gaetjens, i cui tratti somatici tradivano l’origine haitiana, che, di testa, indirizza la palla nell’angolo opposto. Incredibile, gli Usa sono in vantaggio!
L’Inghilterra, nonostante abbia ancora un tempo intero per pareggiare e vincere, si scompone e inizia ad attaccare a testa bassa, senza rispettare gli schemi, affidandosi alle giocate dei singoli che vogliono tutti quanti risolvere da soli il guaio in cui si sono cacciati.
Prima è Charlie Colombo a salvare in extremis un attacco, poi Frank Borghi a compiere un vero miracolo parando al 59′ sulla linea di porta un colpo di testa ravvicinato di Jimmy Miullen.
Gli inglesi provano a spostare i giocatori in ruoli differenti, gli assalti alla porta dell’oriundo lombardo Borghi sono continui, ma la porta pare stregata, un senso di frustrazione ed ineluttabilità attanaglia le teste e le gambe dei ‘bianchi‘.
Quando poi l’americano John Souza dribbla ben sei giocatori inglesi in mezzo al campo, il ridicolo scende su di loro. Gli USA si avvicinano anche al raddoppio con Frank Wallace che, su passaggio di Pariani, viene anticipato in extremis dal portiere. Poco dopo l’arbitro fischia la fine.
La squadra più forte del mondo esce dal campo battuta da una Nazionale di semiprofessionisti che molti non credevano neanche in grado di mettere insieme undici giocatori.
La notizia sorvola immediatamente l’Atlantico, ma nessuno, a Londra, crede ad una sconfitta contro i dilettanti americani. Un giornale scrive di un improvvido errore di trasmissione e conferma invece la vittoria per 10-1.
In Brasile invece le cose precipitarono, la squadra, sconfitta nell’orgoglio, prima che sul campo, precipitò nello scoramento ed uscì sconfitta anche dal successivo match con la Spagna, finendo per uscire con infamia dal suo primo Mondiale.
Non andò tuttavia meglio neppure agli Stati Uniti, che il 2 luglio, a Recife, nell’ultima partita del girone contro il Cile, finirono per perdere per 5-2 salutando anch’essi anticipatamente il Mondiale.
Nonostante la Nazionale USA non fosse poi riuscita a passare al girone successivo, la partecipazione al Mondiale 1950, e specificatamente la partita contro l’Inghilterra, è rimasta per lungo tempo l’avvenimento più importante nella storia del soccer USA, come, all’opposto, per la Nazionale inglese, si trattò di una vera e propria Waterloo calcistica, infamante ed indelebile.
In ogni caso, per sempre, il Mondiale giocatosi in Brasile nel 1950, dagli americani è ricordato come “The shot heard around the world”…
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