calciomemory

Un secolo di calcio: storie e personaggi

1914: il Casale è campione d’Italia

Scorrendo l’albo d’oro del campionato italiano e soffermando l’attenzione soprattutto sugli anni eroici del pionierismo, di un calcio giocato, con grande seguito di pubblico e successo, soprattutto nella provincia piemontese, meglio ancora, nel celebre ‘quadrilatero’, possiamo trovare un nome che colpisce l’immaginario collettivo, ma che ci rende anche edotti di quanto il calcio, allora, fosse distante anni luce da quello attuale, ricchissimo di danari e contraddizioni: quello del Casale.

casale, scudetto del casale

il Casale dello scudetto

Corre l’anno domini 1905 quando viene fondata, a Casale Monferrato, una squadra cui viene apposto il nome di Robur F.B., la divisa è composta da una maglia nera con due cordicini, uno rosso e l’altro verde, attorcigliati introrno alle maniche e da pantaloncini anch’essi neri. Poco più tardi fu proprio uno dei giocatori più forti e rappresentativi dell’epoca, Cavasonza, a proporre di togliere quei due legacci ingombranti e di sostituirli con una stella bianca, ricavata da un foglio di quaderno, fissata con uno spillo sul petto.

casale, robur

La robur

Nasce, in questo modo, la gloriosa casacca nerostellata, in contrasto con la maglia completamente bianca della rivale di allora , e di sempre, la fortissima Pro Vercelli.

La rivalità tra i due capoluoghi affonda le sue radici in un lontanissimo passato, risale infatti ad un episodio storico: l’incendio e la distruzione di Casale, nel 1215, per opera delle milizie del vescovo di Vercelli. L’indifferenza, però, della popolazione casalese, causò lo scioglimento della Robur ed il neonato sport, rischiò di sparire subito dal capoluogo piemontese. Nel 1909, un professore dell’Istituto Tecnico “Leardi” di Casale Monferrato, Raffaele Jaffe, al ritorno da una breve passeggiata, incontra un gruppo di suoi studenti che si stanno recando ad assistere ad una partita di calcio, nel vicino comune di Caresana. Convinto dai giovani, il professore si aggrega ed assiste alla gara, entusiasmandosi a tal punto da impegnarsi personalmente per riportare il calcio a Casale.

jaffe

Il 18 dicembre 1909, in un’aula dell’istituto “Leardi”, nasce ufficialmente il Casale Football Club: il presidente della società è lo stesso professor Jaffe, il presidente onorario è invece il professor Gerolamo Occoferri, preside dell’istituto. Come divisa venne scelta la casacca nerostellata della Robur ed il primo terreno di gioco è in verità piuttosto rimediato, anzi proprio di dimensioni non regolamentari, misurando appena 46 metri per 90.

Come in tante altre realtà, agli albori del calcio, l’attività della squadra è più ludica che sportiva , diciamo pure che era un modo nuovo, quasi goliardico, per ritrovarsi insieme e fare gruppo, si viveva molto di improvvisazione, ma anche di grandi entusiasmi, nonostante ciò nelle file del Casale militano da subito ragazzi che diventeranno poi futuri campioni: Barbesino, Gallina, Rosa, Bertinetti.

In campionato, la squadra nerostellata vivacchia senza emergere particolarmente, ma prendendosi le sue belle soddisfazioni. La stagione 1912-13 è quella della svolta, quella delle consapevolezze, il 14 maggio 1913, infatti, conquista la “Targa d’oro del secolo” ottenuta superando una squadra professionistica del calcio inglese dell’epoca, il Reading, con due reti, una di Varese ed una di Garasso. Nel campionato 1913-14 il Casale è deciso più che mai a dare scacco matto alle più accreditate rivali e, in particolar modo, alle ‘odiate’ casacche bianche della Pro Vercelli, la campagna rafforzamenti di quell’estate fu massiccia ed importante e produsse gli effetti sperati. Abbandonato il terreno di “Piazza d’Armi”, la squadra ne inaugura finalmente uno di dimensioni regolari (65 metri per 105) e, staccando d’un sol punto i rivali della Pro Vercelli (che vennero eliminati dopo aver vinto tre titoli consecutivi), raggiunse, insieme al Genoa, la prima posizione nel girone Ligure-Piemontese.

Al girone finale del raggruppamento Nord-Italia partecipano sei squadre ed i nerostellati superarono nell’ordine il Genoa, l’Inter e la Juventus, il Vicenza e l’Hellas Verona, qualificandosi per la doppia finale contro la Lazio (che s’era aggiudicata il campionato dell’Italia Centromeridionale) che poi si aggiudicarono con un doppio successo per un complessivo 9 a 1, realizzando un’impresa davvero straordinaria che permise loro di fregiarsi del titolo di campioni d’Italia.

casale, casale campione d'Italia

il casale campione d’Italia

La squadra campione schiera: Gallina I° in porta, Maggiani e Scrivano terzini, Parodi, Barbesino e Rosa mediani, Caire, Mattea, Gallina II°, Varese e Bertinotti attaccanti. Gli elementi di spicco della squadra sono Barbesino ed il trio centrale d’attacco. Mattea, Gallina II°, Varese, che costituiscono un’autentica macchina da goal.

La stessa Nazionale schiera in blocco quel portentoso trio d’attacco per la partita dell’11 gennaio 1914 all’Arena di Milano contro l’Austria. L’incontro finirà 0 a 0: il trio casalese non segna, ma venne tuttavia confermato a Berna il 17 maggio di quello stesso anno, contro la Svizzera non riuscendo, anche in quest’occasione, ad andare in gol; fu comunque un compagno di squadra, Barbesino, ad avere l’onore di battere il portiere elvetico.

Con esclusione del torinese Mattea e del vercellese Parodi tutti gli altri uomini della squadra campione d’Italia erano casalesi. Ad iniziare dal capitano Barbesino, uno dei tre centro-mediani che si disputavano la palma del migliore. Dalle cronache del tempo si evince che giocasse in modo compassato, quasi rigido, con un’aria un po’ professorale, ma con una naturale ed evidente autorità, da tutti cordialmente accettata. Era un centro-mediano d’attacco, che accompagnava la manovra offensiva della squadra. Nei periodi in cui il Casale era dominante, quando il suo giuoco era quasi martellante, molto del merito era proprio di Barbesino che riforniva tutti di palloni di qualità senza soluzione di continuità. Il capocannoniere della squadra era Varese, biondo, di media statura, un tipo che tirava delle bordate di rara potenza e precisione, ma anche dalla falcata elegante, pur se non troppo tecnico, un trascinatore per dirla in breve. Il portiere era Gallina I, popolarissimo all’epoca, alto, ben piantato, un autentico gigante tar i pali, mentre suo fratello, Gallina II, era un altro degli attaccanti, praticamente l’opposto di Varese, era una sorta di metronomo di centrocampo abile a servire i compagni, stando attento a rispettare la neonata nuova regola sul fuori gioco che richiedeva la presenza di tre avversari fra l’uomo che riceveva la palla e la porta opposta. In quell’epoca il centravanti era infatti un uomo di punta ma giocava arretrato rispetto alle mezze-ali e serviva gli uomini meglio piazzati. Mattea era mezzo-destro ed era lo sgobbone della squadra.

Nel Casale il gioco si svolgeva sotto il segno della velocità, i movimenti erano istintivi, non si perdeva tempo. Le folle ‘provinciali’ erano, sotto questo aspetto, molto esigenti, richiedevano meno al gioco che all’uomo, guai a non darci dentro, a dimostrare svogliatezza.

Tutti giocavano come se fossero una persona sola, si vedevano e si sentivano d’istinto, continuamente, e raramente, accadeva che un passaggio finisse a vuoto, questa era la vera forza dei nerostellati, aggiunta a quella foga nel giuoco che era una ‘tradizione’ provinciale, ma che non poteva dirsi arrembaggio perché era tenuta al freno di una disciplina tecnica già molto matura per quei tempi.

Nel primo dopoguerra le difficoltà economiche iniziano a farsi sentire pesantemente, ma la fioritura di giovani campioni locali consente ancora alla squadra del Casale di destreggiarsi in un mondo calcistico nazionale in cui iniziano ad emergere prepotentemente le squadre metropolitane. Nel 1928 la squadra si qualifica per il girone finale poi vinto dal Torino. Con la riforma dei campionati, non essendosi classificato nelle posizioni richieste, il Casale venne escluso dal primo campionato a girone unico del 1929-30.

casale

una formazione del Casale nel 1929

L’undici nerostellato si mette subito in evidenza in serie B, ottenendo la immediata promozione nella massima divisione e salvandosi, poi, per un punto nella stagione successiva. Tre saranno le stagioni consecutive in serie A, poi arriva la inevitabile ricaduta tra i cadetti, nonostante la squadra non sia del tutto priva di classe; determinante fu la perdita di autentici fuoriclasse quali Monzeglio e Caligaris, che passarono, inevitabilmente, ad altre squadre più prestigiose.

La retrocessione innescò un effetto domino: si succedettero ricorrenti crisi societarie e, nel volgere di appena tre stagioni, i casalesi si ritrovarono addirittura in Prima Divisione. Più tardi la squadra monferrina riuscì a risalire fino alla serie B, per poi ritornare in serie C, torneo più consono alle possibilità economiche dei nerostellati.

Il resto lo fece lo scoppio della seconda guerra mondiale che si portò dietro lutti e sciagure: Barbesino muore nei cieli di Malta, mentre il professor Jaffe perirà ad Auschwitz. La sorte di questa società, che nel suo albo d’oro custodisce gelosamente un titolo di Campione d’Italia, è inesorabilmente segnata, senza più possibilità di recupero o rinascita…

Lascia un commento