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Un secolo di calcio: storie e personaggi

Berlino 1936: gli azzurri si tinsero d’oro

Nel nostro girovagare spazio-temporale lungo i 150 anni di storia del calcio questa volta ci fermiamo in Germania, nel 1936.

Erano anni di grandi fermenti politici e sociali, l’Europa era percorsa da idee pericolose, che però avevano forte presa sulle masse, povere ed insoddisfatte, create dal trattato di Versailles del 1919.

Negli anni si erano andati formando, nel cuore dell’Europa,  vari stati totalitari (Italia, Germania, Spagna, Portogallo, Unione Sovietica…) che si opponevano, idealmente e politicamente, alle democrazie liberali, facendo germinare il seme dell’odio destinato, di lì a poco, a deflagrare nello scoppio della seconda guerra mondiale.

L'accensione del braciere olimpico a Berlino 1936

L’accensione del braciere olimpico a Berlino 1936

In questo contesto, quando il nazionalsocialismo si accingeva a sgretolare, una dopo l’altra, le opposizioni interne ed esterne,  e l’uomo, che credendosi scelto dal fato per cambiare il mondo, stava ascendendo al potere, Berlino si era vista assegnare l’organizzazione delle Olimpiadi del 1936.

Lo stadio olimpico di Berlino durante le Olimpiadi del 1936

Lo stadio olimpico di Berlino durante le Olimpiadi del 1936

Hitler, che ancora non era stato eletto cancelliere del Reich, inizialmente aveva snobbato la manifestazione, liquidandola come “un indegno festival organizzato dagli ebrei”, in seguito, però, ne riuscì ad intuire l’importanza, non tanto  dal punto di vista sportivo, ma, soprattutto,  da quello meramente politico.

Il Fuhrer osserva le gare

Il Fuhrer osserva le gare

Le Olimpiadi di Berlino divennero così, nelle mani e nelle menti dei gerarchi nazisti,  il primo grande strumento di propaganda politico-ideologica dei tempi moderni.

Nel contesto delle Olimpiadi, passate poi alla storia per le imprese del ‘nero’ Jesse Owens ed immortalate dalle riprese di Leni Riefenstahl (nel suo celeberrimo ‘Olimpia’), per i colori azzurri ci furono tanti onori e medaglie, una, l’unica d’oro conquistata finora dai nostri, arrivò nel calcio.

Leni Riefenstahl alle prese con la cinepresa durante le gare

Leni Riefenstahl alle prese con la cinepresa durante le gare

Per i colori azzurri quelli erano anni d’oro, appena due anni prima a Roma la nazionale,  guidata da Vittorio Pozzo, si era fregiata, del titolo di Campione del Mondo, che avrebbe poi bissato anche in Francia nel 1938.

A quei tempi il professionismo era assolutamente bandito dal consesso olimpico e, dunque, il C.T. azzurro aveva dovuto presentare in Germania una squadra di dilettanti e universitari, tra i quali c’erano comunque anche elementi di primo livello. Gli stipendi dei giocatori, vennero fatti passare per assegni di studio, per mantenere lo spirito dilettantistico, almeno nelle forma: non si gioca per lucro, ma per divertimento…. Nella sostanza si aggira l’ostacolo, anche se in Italia il professionismo non è stato ancora dichiarato.

Universitari certo, alcuni anche laureati, ma pur sempre ‘giocatori’ della serie A.

Gli azzurri a Berlino

Gli azzurri a Berlino

Il torneo olimpico portò agli onori della ribalta i due terzini della Juventus, Foni e Rava, Nero, Scarabello, Bertoni, ma, soprattutto,  Annibale Frossi, attaccante dell’Ambrosiana Inter.

Non è certo la migliore selezione possibile, non ci sono figure di primissimo piano, nessun olimpionico fino a quel momento aveva giocato nella Nazionale maggiore, ma è comunque una formazione più che competitiva.

Il torneo olimpico di Berlino è di livello alto, ma non assoluto: mancano infatti l’Uruguay, il Belgio e la Cecoslovacchia, protagoniste su tutti i gradini del podio nelle prime edizioni. L’Italia si prepara con certosina cura dei particolari a Merano, dove Pozzo ha raccolto i ragazzi da lui personalmente scelti. In patria c’è molto scetticismo e non si nutre grande fiducia sulle possibilità di successo finale.

Vittorio Pozzo

Vittorio Pozzo

La partenza è infatti sotto tono. La Nazionale, all’esordio, fatica moltissimo contro i non certo irresistibili Stati Uniti prevalendo, in inferiorità numerica (causa l’espulsione di Rava) per 1-0 con rete di Frossi al 58′. Preoccupato, dopo questo inizio sotto tono, Vittorio Pozzo striglia per bene i suoi ragazzi e, nei quarti di finale, arriva un travolgente successo contro il modesto Giappone, pur vittorioso all’esordio per 3-2 contro la quotata Svezia, finirà addirittura 8-0, con 4 reti di Biagi, 3 di Frossi e una di Cappelli.

In semifinale, davanti ai novantamila spettatori dell’Olympiastadion, l’Italia doma per 2-1 la Norvegia, una delle favorite della vigilia, visto che presentava praticamente la Nazionale maggiore, e che era reduce dall’aver estromesso la Germania padrona di casa. Il sofferto successo arriva solo ai supplementari, con una rete decisiva di Annibale Frossi, che riprende al 96′ una conclusione di Bertoni. Neri al 15′ aveva portato in vantaggio gli azzurri, prima del pareggio di Brustad al 57′. L’incontro sul campo è assai duro, e l’Italia, provata fisicamente, è costretta a chiudersi in difesa nei minuti finali. Una vera battaglia gladiatoria, ma senza astio tra le due antagoniste: già il giorno dopo infatti Pozzo offre un passaggio sul proprio pullman agli scandinavi, che lo accettano volentieri, nonostante i timori della polizia tedesca sulla possibilità dello scoppio di una rissa, rivelatisi però del tutto infondati.

L’ultimo atto, il 15 agosto, vede gli azzurri scendere in campo contro l’Austria, che riusciranno a piegare per 2-1 solo ai supplementari . Gli austriaci, che avevano superato in semifinale la Polonia per 3-1, in precedenza avevano beneficiato di una decisione alquanto ‘strana’ degli organizzatori che avevano ordinato la ripetizione del quarto di finale, perso con il Perù per 4-2, perché alcuni sostenitori sudamericani avevano invaso il terreno di gioco dopo il terzo gol dei loro beniamini. I peruviani, offesi, non vollero rigiocare la partita e gli austriaci avevano così passato il turno.

La rete di Frossi in finale

La rete di Frossi in finale

L’Italia, davanti a un pubblico tutto schierato con l’Austria, prossima all’Anschluss, si andò a prendere l’oro grazie a una doppietta del solito Frossi. La prima gemma al 70′, approfittando di una mischia in area, la seconda, l’ennesima decisiva, al 92′ su azione manovrata, dopo il pareggio di Kainberger, giunto all’80’. Anche questa volta ci vogliono quindi 120′ di sofferenza per poter alla fine esultare.

Fu dunque Frossi, l’attaccante dell’Ambrosiana Inter,  ad ergersi a protagonista principe del successo azzurro, andando a segno 7 volte nelle quattro gare disputate (un gol agli Stati Uniti, tre al Giappone, uno alla Norvegia e due nella finale contro l’Austria).

Friulano, ala destra, giocava con un paio di occhiali dotati di lenti infrangibili, procuratigli dallo stesso Pozzo, fissati dietro alle orecchie da un elastico. Diventeranno  il suo marchio di fabbrica e lui, che sarà anni più tardi un allenatore di successo (con il modulo a M), verrà chiamato “il dottor sottile“, per le sue originali intuizioni tattiche.

gli azzurri vittoriosi contro l'Austria

gli azzurri vittoriosi contro l’Austria

L’Italia, dunque, in quel lontano 1936 si fregiò per la prima (e finora unica) volta del titolo di campione olimpico….

fonte immagine: giornalettismo.com

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